5 consigli per iniziare a studiare seriamente

Negli anni ho tentato di trovare un metodo di studio che potesse aiutarmi a memorizzare le informazioni e semplificarmi la vita da studentessa.
A partire dagli studi del liceo ho imparato delle strategie per studiare, peccato che non sono così semplici ma anzi, richiedono tanto tempo.
Non penso che esista un metodo “facile”, tutto risiede nella costanza e nell’impegno che ognuno di noi dedica: più fai qualcosa e meno tempo ci metterai a ripetere l’azione.
Ecco i miei cinque consigli che attuo sempre, o quasi sempre, quando studio:

  1. Capire quanto tempo dedicare allo studio

Quando cominci a studiare renditi conto del tempo a tua disposizione.
Sono sempre stata dell’idea che non serve fare otto ore di studio ininterrotte se in nessuna di queste ci metti la testa. È meglio studiare mezz’ora al giorno, purché in quel momento tu sia attento a ciò che stai affrontando.
Non utilizzo applicazioni per restare concentrata, ma cerco di capire quando ho bisogno di una pausa o quando è il momento di chiudere i libri.
Imparare a conoscere i propri tempi e il livello di attenzione è il primo passo per applicarsi in maniera diligete nello studio.

2. Liberarsi dalle distrazioni

Questo punto è connesso a quello precedente e al fatto che se si decide di iniziare a studiare bisogna farlo fin da subito con serietà e mettendo il 100% delle proprie energie.
Perciò, è necessario togliere tutto ciò che ci potrebbe distrarre e il primo oggetto è il cellulare.
Di solito, prima di andare a studiare, lo spengo e lo metto in un’altra stanza per non essere tentata a usarlo, oppure molte volte metto il non disturbare per non farmi distrarre dalle notifiche.
L’unico dispositivo che rimane con me nello studio è il computer, oppure l’iPad, che mi serve per approfondire e chiarire ciò che studio.

3. Darsi un obiettivo

Bisogna sempre darsi un obiettivo da raggiungere perché quando riusciamo a portarlo a termine siamo soddisfatti e affronteremo con più voglia il prossimo: una sorta di sfida.
Pensarla così, almeno per me, funziona.
Quando preparavo l’esame di Istituzioni di storia contemporanea, che alla mia facoltà è ritenuto il più difficile ed è l’esame più lungo di tutti, i primi giorni li ho passati a piangere ma poi sono riuscita a trovare un equilibrio, tutto merito di un’accurata organizzazione. Ho acquistato un planner e di settimana in settimana programmavo lo studio, definendo gli obiettivi. Effettivamente, ripensandoci non è stato un periodo proprio piacevole, però è stato d’aiuto affrontarlo con dei traguardi che mi imponevo di raggiungere.

4. Riassunti e mappe concettuali

Dopo aver trattato un argomento sono solita a riassumerlo per fissarlo nella mia mente.
Scrivere mi ha sempre aiutato a memorizzare. Non sono una persona che ha una buona memoria visiva e per imparare qualcosa devo per forza metterlo su carta, elaborando il concetto a parole mie.
Non si tratta di fare un copia e incolla ma di comprendere quello che abbiamo studiato (oppure solamente letto) e di spiegarlo utilizzando le nostre conoscenze. Utilizzo due strategie a seconda della materia che sto studiando: se ha molti passaggi preferisco fare dei riassunti corposi, in modo che ogni collegamento sia chiaramente esplicitato, questa tecnica l’ho usata per l’esame di storia, sennò faccio delle mappe concettuali con le parole chiave. Solitamente utilizzo tutti e due i metodi: prima riassunti e poi mappe. Sì, a fine esame mi trovo con molti fogli, probabilmente superiori al numero di pagine dei libri.

5. Essere convinti di farcela

Niente di fantascientifico, però ogni tanto bisogna credere nelle proprie potenzialità.
Una specie di legge dell’attrazione, cercare di attrarre solo il positivo.
Questo è il punto più difficile da spiegare e da mettere in atto ma forse è anche quello più importante.
Essere convinti di farcela ci darà la carica per riuscirci davvero.
Quando pensiamo:”non ce la farò mai”, “questo esame è troppo difficile”, “gira voce che nessuno passi l’esame con questo prof.” stiamo solo mettendo in atto delle scuse che, prima ancora di sostenere l’esame, giustifichino il risultato.
Invece, pensare da subito di riuscire a superare l’obiettivo che ci siamo dati, non ascoltando i giudizi degli altri, anche perché ogni esperienza è soggettiva, è il modo giusto per approcciarsi a una difficoltà. E se non dovesse andare in porto? Bè, in quel caso ci rimbocchiamo le maniche, capiamo quali sono stati i nostri limiti e ci lavoriamo.

In conclusione: Nihil difficile volenti.


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